mercoledì , 24 maggio 2017
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“Cena al buio”, fantastica iniziativa delle studentesse di Psicologia

“Non occorre vedere… per guardare lontano. Una cena al buio per andare oltre l’oscurità, per capire cosa significa realmente, vivere ogni giorno a luci spente“.

È questo il motto utilizzato dalle studentesse del Corso di Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche che, nell’ambito del corso di Pedagogia Speciale, hanno organizzato l’evento Cena al buio, svoltosi martedì 10 maggio. No, non pensate male, non si tratta di appuntamenti amorosi con sconosciuti. Avete mai pensato di provare a capire come vive un non vedente? Queste studentesse hanno simulato un’interessante esperienza presso il locale A Cucchiara, dove circa trenta persone, giovani e meno giovani, hanno cenato completamente bendati. L’Universitario Messinese ha partecipato a questa fantastica iniziativa e vi possiamo assicurare che si è trattato di una bella esperienza che consigliamo a tutti di provare. Avete mai provato a mangiare e bere senza poter vedere niente? Che ci crediate o no, nessun piatto o bicchiere è stato maltrattato durante l’esperimento. I partecipanti hanno versato l’acqua nei propri bicchieri (anche se spesso erano gli stessi camerieri a riempirli d’acqua o di vino), hanno utilizzato le posate per tagliare e mettere in bocca il cibo, il tutto senza vedere nulla e senza conoscere il menù, presentato solo al termine della serata. Ad olfatto e gusto il compito di “indovinare” le pietanze: lo sformato di topinambur è stato senz’altro il più difficile da riconoscere, confuso da molti con un probabile sformato di patate, carciofi o altro. Leggermente più semplice riconoscere le mezze maniche con tre diversi sughi di pesce (spada, alalunga e gamberi), mentre la frittura di polipo ha confuso un po’ tutti: c’è chi ha indovinato subito, mentre qualcuno (come il sottoscritto) pensava di mangiare calamaro o totano. In fine il doppio dessert con gelo di agrumi e gelo di cannella. Davvero divertiti, i partecipanti hanno discusso per tutto il tempo della cena con le varie ipotesi sugli ingredienti formulate da ognuno ad ogni forchettata.  Il vostro Universitario Messinese è riuscito a completare la cena senza macchiarsi e soprattutto senza rompere niente, una vera impresa! Le vere difficoltà? Capire quando il piatto era rimasto vuoto (ed io personalmente lo capivo dopo una decina di forchettate a vuoto), tagliare il cibo e “imboccarsi” senza far cadere nulla. La serata si è conclusa con la proiezione di un video con la toccante storia di una ragazza che prima di rimanere cieca, aiutava proprio i non vedenti nel tempo libero. All’uscita le studentesse hanno intervistato i partecipanti per conoscere le loro impressioni. Noi che abbiamo partecipato, vi possiamo assicurare che queste studentesse hanno realizzato un’ottima iniziativa, riuscendo a sensibilizzare i partecipanti sul delicato tema della disabilità, nella fattispecie della cecità. Il tutto è nato dall’idea della docente Annamaria Curatola, con l’evento che come detto è stato organizzato interamente dalle studentesse con il supporto della collaboratrice Teresa D’Agostino. L’ottima riuscita dell’evento ci fa capire come l’Università degli Studi di Messina sia piena di studenti capaci e volenterosi, se messi nelle condizioni di poter lavorare. Ve lo assicuriamo noi: le studentesse di Scienze e Tecniche Psicologiche coinvolte nella realizzazione della Cena al buio si meritano un bel 30 e lode in Pedagogia Speciale. Complimenti, ragazze.

In alto trovate la nostra intervista alle studentesse organizzatrici, mentre in basso alcune foto scattate dalle stesse ragazze durante la cena.

 

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