lunedì , 25 settembre 2017
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Sciopero docenti: giusto o sbagliato?

Foto: CorriereUniv.it
Foto: CorriereUniv.it

Da giorni, ormai, non si parla d’altro. Dal 28 agosto è in atto lo sciopero dei docenti universitari, che si protrarrà fino al 31 ottobre. Come si legge sul Giornale di Sicilia, “A livello nazionale sono oltre 5000 i docenti che hanno deciso di incrociare le braccia. L’iniziativa è stata presa per chiedere che gli scatti stipendiali “bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal primo gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal primo gennaio 2016 e che “il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal primo gennaio 2015″, si legge nel documento di mobilitazione diffuso dal Movimento per la dignità della docenza universitaria – che ha dato il via alla protesta -, controfirmato dagli aderenti e inviato anche al Miur”.

In cosa consiste lo sciopero? I professori si asterranno dal primo appello degli esami programmati nel periodo fra il 28 agosto e il 31 ottobre. Tutti gli esami corrispondenti verranno, di conseguenza, spostati all’appello successivo, che si terrà invece regolarmente. Nel caso in cui ci sia un solo appello per materia, come per esempio nel caso del DICAM (Polo Annunziata), verrà istituito un appello straordinario dopo il quattordicesimo giorno dalla data del giorno dello sciopero. Lo sciopero, comunque, non coinvolge le lauree: i docenti che hanno aderito alla protesta, saranno comunque regolarmente presenti, in vesti di relatori o di membri della commissione in tutte le sedute di laurea.

Le ragioni dei docenti sono più che comprensibili. Spesso noi li vediamo solo come “nemici” o “ostacoli da superare per arrivare alla laurea”, ma spesso, come in questo caso, il Miur non li mette nelle condizioni di poter lavorare bene, ricevendo ciò che meritano. Non è un caso se, i migliori docenti italiani, “fuggono” per insegnare nelle Università più prestigiose del mondo. Però, bisogna fare in modo che la loro giusta protesta non causi disagi agli studenti. Certo, saltare un appello o rinviarlo di 15 giorni, non è un dramma, ma sono tanti gli studenti che organizzano il loro piano di studi così alla perfezione che, 15 giorni di ritardo fanno “saltare” tutto il programma. Soprattutto chi, nella sessione autunnale, vorrebbe laurearsi, potrebbe correre qualche rischio: in molti dipartimenti (e probabilmente in tutti, ma non ne sono certo), non si possono sostenere esami nei 10-15 giorni che precedono la discussione della tesi. Se l’ultimo appello disponibile è programmato 25 giorni prima della discussione, e questa data slitta di 15 giorni, che succede? Certo, forse stiamo esagerando, forse nessuno riscontrerà questi problemi, ma perché non trovare una protesta che non danneggi comunque gli studenti?

Per esempio, nel 2011 o 2012, se la memoria non mi inganna, le lezioni in molti Dipartimenti iniziarono in netto ritardo rispetto al solito, a causa della giusta protesta dei ricercatori universitari. Anche quello causò qualche disagio, perché posticipare l’inizio delle lezioni, vuol dire che le lezioni perse andranno comunque recuperate in fretta, prima dell’avvio degli esami, ma si è trattato di un caso meno grave che non ha portato gravi conseguenze per gli studenti.

Ci sono altri tipi di proteste. Ad esempio, la tipica proteste degli studenti: il corteo. Pensateci: i docenti scioperano per una settimana e durante quella settimana organizzano un mega corteo, magari con destinazione Miur. Avrebbe un effetto mediatico notevole, qualora i docenti aderissero in massa. Queste, ovviamente, sono solo delle mie riflessioni e sono curiosi di sentire la vostra su questo tema. Scrivete pure il vostro pensiero e le vostre idee nei commenti su Facebook, nel post che comprende questo articolo.

E lo ripeto: cari docenti, io sono con voi! Ma cerchiamo di non mettere in difficoltà gli studenti.

Simone

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